Il NO della 4A del Liceo A. Roiti alla violenza di genere

Durante la giornata di lunedì 13 aprile la classe 4A del Liceo Scientifico A. Roiti ha organizzato per la prima volta all’interno della scuola un evento sulla violenza di genere, dando inizio al progetto pluriennale ”Una scuola di tutto rispetto: contrasto alla violenza di genere al Roiti“ a cui hanno partecipato numerose classi del triennio con la presenza del dirigente, Prof. Roberto Giovannetti. Quest’ultimo ha aperto l’evento con un discorso in cui ha ringraziato gli ospiti e le classi presenti per aver aderito all’iniziativa e gli studenti coinvolti nell’organizzazione per essersi impegnati ed aver lavorato alla realizzazione di tale attività. Ha inoltre sottolineato come si tratti di un primo piccolo tassello di un progetto molto più ampio e virtuoso, volto a fare prevenzione e a sensibilizzare sulla tematica mediante la creazione di un gruppo composto da docenti, collaboratori scolastici e discenti nel quale tutti sono chiamati all’ascolto, al fine di potersi consolidare come punto di riferimento negli anni.

Alcuni studenti hanno esposto il percorso storico relativo alla violenza di genere, partendo dal Ventennio fascista fino ai giorni nostri; intervento fondamentale al fine di comprendere pienamente l’iter dell’argomento trattato. Questi hanno analizzato cambiamenti legislativi nella storia italiana riguardanti soprusi verso le donne, esponendo anche casi di cronaca  particolarmente rilevanti, come quello di Franca Viola.

L’evento è poi continuato con l’importante testimonianza di due ospiti, Diletta Capobianco e Michele Poli. Diletta è conosciuta come attivista contro la violenza sulle donne, rilasciando interviste e partecipando ad iniziative come la WIRun Cesena, gruppi organizzati al fine di “correre di giorno o di sera per essere in sicurezza". Orfana di madre a causa di femminicidio, avvenuto mentre lei, quattordicenne, si trovava a scuola, Diletta ha saputo trasformare tutto il dolore in forza per combattere la violenza di genere, mostrando agli studenti presenti la propria tenacia e dichiarando: ”Non ho avuto voce per molto tempo, spero voi vogliate gridare NO alla violenza sulle donne”. Michele è invece il Presidente del centro ascolto uomini maltrattanti di Ferrara, il “CAM”, e durante l’evento ha analizzato maggiormente la componente “colpevole”, ovvero l’uomo, ammettendo di essere stato lui stesso violento psicologicamente in passato, riuscendo tuttavia ad uscirne grazie ad un'attenta introspezione. “L’uomo compie violenza perché è fragile e la fragilità può sfociare in pericolosità” sostiene Michele, che ha proseguito descrivendo nel dettaglio la struttura e i percorsi del Centro, che è in continua crescita. 

Molto attuali sono state le considerazioni emerse riguardanti la musica Trap, particolarmente ascoltata dai giovani, le cui canzoni presentano testi che sembrano alimentare una disparità di genere: mentre Michele si dichiara preoccupato dalla forza di questi testi, Diletta sostiene che attraverso la propria capacità di pensiero, ognuno possa essere capace di capire quale valore attribuire alle parole.

È inoltre emerso come l’odio sia un fuoco pericoloso da dover spegnere il prima possibile. Puntuale è stata la risposta di Diletta ad una domanda del pubblico: “E’ stata in grado, come fa Poli nel suo centro, di credere nella riabilitazione e nel cambiamento dell’assassino di sua madre?”. La ragazza ha affermato che, sebbene nel proprio caso l’assassino si sia suicidato, non avrebbe potuto continuare a provare odio nei confronti dei suoi familiari poiché ciò l’avrebbe potenzialmente condotta a compiere atti di violenza, sostenendo così la necessità del lavoro all’interno del “CAM”. 

Michele, concordando con tale riflessione, si è poi opposto ad una visione puramente punitiva nei confronti degli uomini, in quanto il carcere è uno dei luoghi dove si riproducono spesso episodi di violenza, evidenziando così l’importanza dell’introspezione e della riabilitazione della figura maschile nella società. Infine Diletta ha sottolineato quanto sia indispensabile la scuola nella sensibilizzazione verso queste tematiche: essa, oltre ad educare gli studenti al rispetto per le persone, le cose e l’ambiente in generale, può svolgere un ruolo fondamentale nell’assistere ragazzi che si trovano coinvolti in situazioni analoghe.

Proficua ed attiva è stata la partecipazione del pubblico, coinvolto mediante la proposta di sondaggi riguardanti sia casi di violenze perpetrate nei confronti di ragazze sia atteggiamenti tossici all’interno di relazioni sentimentali, fornendo così un’indagine sulla visione dei giovani riguardo la violenza. Michele si è espresso ponendo l’attenzione sul fatto che nelle sentenze ci si focalizzi principalmente sul comportamento della donna, piuttosto che su quello dell'uomo.

Rabbia, tristezza e disgusto sono le principali emozioni che le persone provano sentendo parlare di femminicidi e violenze di genere, tematiche affrontate ormai troppo sovente. La classe 4A ha avvertito dunque la necessità di condannare tali episodi durante l’evento organizzato, il quale è risultato importante per la propria valenza sensibilizzatrice: un piccolo seme che ci si augura tutti possa fiorire in una vera e propria cultura della parità di genere.  

Articolo di Francesco Implatini e Benedetta Vedrani